ZEBDA
Live in Milano, C.S. Leoncavallo - 5/4/2003
"Festa della Semina"





Qualche giorno prima del concerto la stampa milanese dava la notizia che il tribunale aveva fissato per il 30 maggio prossimo la data in cui la sede dello storico centro sociale milanese dovrà essere liberata. Pena lo sgombero forzato. Naturalmente ci saranno opposizioni legali (Corte D'Appello) che faranno slittare i termini della chiusura, ma la decisione dei proprietari dell'area (famiglia Cabassi) sembra ormai presa. La sede di via Watteau è un ex stamperia del quartiere Greco, occupata nel lontano 1994, diventata ora un punto di riferimento per moltissimi giovani che, pur non frequentando il centro assiduamente, vogliono ascoltare musica "alternativa" dal vivo a prezzi accessibili. In effetti molti gruppi ormai fanno tappa al Leoncavallo quando sono in tour in Italia, preferendolo, non si sa se sempre per volontà propria o per scelta dei promoter, ad altri locali commerciali che fanno pagare almeno il triplo i biglietti d'ingresso. Un centro sociale che per molti versi è quindi in competizione (spesso vincente) con le altre locations sparse nella città.
Tralasciando qualsiasi considerazione di carattere ideologico o solo politico, ci chiediamo come mai non sia stato possibile in tutti questi anni trovare un accordo con la proprietà che pure era disposta a trattare. Una situazione assurda. Ma quali sono allora i reali ostacoli che impediscono allo storico centro di poter svolgere le proprie funzioni? Dov'è sparita l'amministrazione comunale che dovrebbe avere un ruolo di mediazione in queste cose ma soprattutto promuovere cultura fruibile per tutti? Noi sappiamo solo che un concerto al Leoncavallo (artisti nazionali ed internazionali di primo livello) costa 5 euro, e se volete dopo lo show potete andare a mangiare kebab dai curdi lì fuori oppure ascoltarvi dell'ottimo reggae al Baretto. In tutto una serata vi costa 7-8 euro birra compresa. Fate pure i paragoni con le situazioni che meglio conoscete. Si preannuncia una mobilitazione generale a difesa del centro, e RadioClash, per il poco che può fare, seguirà con attenzione l'evolversi delle cose.

Non è un caso che i francesi Zebda ("burro" in arabo) abbiano scelto il Leonka come unica tappa italiana del tour in cui promuovono il loro ultimo "Utopie d'occase". Loro vengono da esperienze politiche importanti e concrete che nel 2001 sono sfociate nella presentazione di una lista civica denominata "Motivè-e-s" nella loro città di Tolosa. Il risultato elettorale fu sorprendente: 12% e quattro consiglieri comunali eletti. Oggi il gruppo franco-maghrebino è forse il più popolare in patria (disco di platino per "Essence Ordinaire"), e dopo averli visti in azione dal vivo riusciamo perfettamente a capire il perché. Gli Zebda, forse meglio nella dimensione live che su disco, sono una grande band, che vi consigliamo vivamente di conoscere. "Viviamo il rock, rai e fisarmonica, alla periferia del successo commerciale": così si sono definiti questi immigrati figli di immigrati che nella definizione si sono dimenticati di citare hip hop e raggamuffin, componenti base della loro musica. Prendete la "chanson francaise" degli indimenticabili Negresses Vertes, unite l'hip hop ed il ragga, miscelateli con il rai algerino e le melodie arabo-andaluse e scoprirete il sound degli Zebda. Non sorprende che il loro suono meticcio e così variegato sia il frutto dei tanti ascolti di gruppi come Clash, Specials, Mano Negra, ed i già citati Negresses Vertes. Nei testi le denuncie contro le ingiustizie sociali e la discriminazione razziale si abbinano sempre a messaggi di speranza, ad un ottimismo di fondo, ad una distensione degli animi che permetta di capire finalmente che le donne, gli uomini, i bambini vivono tutti sotto uno stesso cielo. Nelle nostre gioie e nei nostri dolori siamo tutti uguali : stesse le lacrime, stessi i sorrisi.


Davanti ad un Leonka completo (ci saranno 2.000 persone e forse più), intorno alla mezzanotte entra la band distribuendo subito saluti in italiano : Magyd "Strummer" Cherfi ed i fratelli Amokrane (Mustapha con immancabile maglietta della nazionale algerina e Hakim) alla voce, poi Joel Saurin al basso, Pascal Cabero alla chitarra, Vincent Sauvage alla batteria ed il polistrumentista Remi Sanchez per fisarmonica e tastiere.
L'inizio è con "Toulouse" dal loro primo disco, poi una serie di pezzi tratti da "Essence Ordinaire" come "Double Peine", "Je crois que ca va pas etre possibile" e l'hit francese "Tomber la Chemise". Il suono questa sera è mixato perfettamente e gli Zebda non deludono, dimostrano grande personalità e completa tenuta della scena. Sul palco è tutto un movimento con i tre cantanti, scatenati toasters, che si muovono e saltano nell'incredibile ed affascinante impatto del loro ragga- hip-hop colorato di maghreb. C'è tempo anche per qualche pausa che lascia spazio alla fisarmonica ed alla canzone d'autore francese ("Melée Ouverte" - "Ca …La Famille"), oppure a sonorità afro con "Cameroun". Ma la base del concerto resta il pulsare di basso e batteria per far ballare e divertire il pubblico. Non è mai semplice riuscire a dire cose non banali ed anche dure con il sorriso sulle labbra; gli Zebda hanno questa capacità che è di pochi. C'è voglia di festa consapevole al Leonka.
Dopo tre bis, dove suonano brani tratti da "Utopie d'occase" ("Goota ma différence", "L'erreur est humaine" "Troisième Degreé"), e due ore tirate di concerto, gli Zebda salutano il caloroso pubblico milanese, facendo salire sul palco un bimbo di 11-12 anni che ha assistito sulle spalle di un adulto (impresa eroica) a tutto il concerto dalle prime file. La gente del centro sociale intona senza musica una "Bella Ciao" da brivido, e i due fratelli Amokrane rientrano sul palco per cantarla e per ringraziare. Scegliete gli Zebda per stare con i vostri amici e la vostra ragazza, scegliete gli Zebda per riflettere, insomma scegliete gli Zebda. Merci.

Zaccuri Mauro

Web Site : www.zebda.fr