TRIBUTO A JOE STRUMMER
SONAR - COLLE VAL D'ELSA - 11/1/2003


La serata è di quelle speciali: il primo tributo italiano a Joe Strummer a pochi giorni dalla sua repentina scomparsa. Di più: come testimonia il sito di coordinamento www.strummernews.com, si tratta della prima commemorazione "ufficiale" sul suolo europeo (Gran Bretagna esclusa). Nessuna sorpresa dunque a vedere così tanta gente, sopra e sotto il palco. Eccitazione, entusiasmo, niente epica né retorica: Joe non c'è più, non è passato a farci visita.Solo un vagone di pezzi irresistibili e la sensazione che avrebbe potuto continuare per tutta la notte.
















Colle Val D'Elsa 11/01/03

Il cronometro segna quasi due ore quando la band invita tutti a salire sul palco, ma proprio tutti, finché ce n'è. Al punto da non distinguere più le facce congestionate d'emozione dei musicisti da quelle altrettanto accese degli spettatori, coinvolti fin dalle prime battute nel contagioso bailamme
del verbo Clash. Ho perso il conto delle canzoni, nessuna che non incendiasse la sua brava dose di brividi, nessuna a cui la memoria non tornasse in un lampo, scacciando con l'eccitazione il retrogusto amarognolo che ,c'è poco da fare, le serate così si portano comunque dentro. Ma a questo punto capiamo che è l'ultimo pezzo, così scattano le scommesse: c'è chi punta su Death Or Glory - macché, vedrai che è Revolution Rock - ma guarda che non hanno fatto Rock The Casbah - vi faccio notare che manca all'appello I Fought The Law... Un premio al signore, perché è proprio quest'ultima che sboccia tra sudore e fumo, tra fracasso e scompostezza, per quello che è il primo
cedimento alla confusione della serata, alla tensione finalmente sciolta in allegria, alla legittima festa.

Sono stato tra i primi ad arrivare in un Sonar tappezzato di ritagli stampa di nazioni e lingue diverse, i "coccodrilli" che il mondo ha dedicato a Joe. Un'uscita di scene a luci quasi spente la sua, giacché con i Mescaleros in fondo non è che avesse scatenato chissà quali entusiasmi e da anni la stella baluginava semidimenticata. Una scritta campeggia in alto, verniciata a mano su un lenzuolo barricadero: ci invita a buttarla bene, a berci quello che Strummer non può più e noi invece sì, oh se possiamo. In mezz'ora stiamo stretti, il freddo è rimasto fuori e non lo fanno entrare, in più c'è da fare i conti con un'eccitazione strisciante, palpabile, da cui i Ratoblanco appena impadronitisi della scena - sembrano con ogni evidenza attraversati: al terzo pezzo, una Brand New Cadillac da paura, è chiaro che a fiammeggiare sono le lingue del sacro fuoco, e quanto a noi ci guardiamo bene dallo
spegnerle.
Si prosegue mentre inizia il ballo delle rimpatriate e sostituzioni, si alternano bassisti angolosi, chitarre belligeranti, cantanti battaglieri, tutti vecchi amici, ex-ragazzi compagni di un'avventura iniziata che non avevano vent'anni masticando The Who, Stooges e - ça va sans dire - Clash,
incrociando corde, sfiorando il gran salto (Fun House, Pikes In Panic...) ma senza raccogliere per quanto la passione bruciava. E qui ora a dare il meglio, a offrirci Guns Of Brixton e White Riot come schiaffi sulla coscienza, a macinare I'm So Bored With The USA con foga rinnovata (e ne hanno ben donde), a mitragliarci con una nevrastenica London Calling, a spiattellare l'irresistibile blandizia di Should I Stay Or Should I Go che sarà pure sputtanatissima ma lubrifica sempre le rotule che è un piacere..

Intendiamoci: ero pronto a mandar giù non poche ma tante sbavature, non poche ma tanta approssimazione, corollario inevitabile quando il tempo e i mezzi a disposizione sono quelli che sono, e invece è un gran bello show, non una parata di cover ma QUEL piglio e QUELLO spirito ben piantati sul palco, una stringente dichiarazione d'amore e commozione. Commozione però molto intelligentemente dissimulata, anzi ben sepolta in un involucro di adrenalina e sussulti, anche quando il vocalist Marco Mezzetti - che più di ogni altro ha voluto questa serata ci regala una Spanish Bomb nuda, solo chitarra e percussioni, molecole di rabbia-speranza in caduta libera, o come quando il mio amico David - al suo debutto assoluto - prende a pugni l'emozione e sale sul palco per togliersi dal petto Clash City Rockers, o come quando Police On My Back dispiega la chitarra-sirena e fa esplodere i pensieri, tanto che sembra venire giù il cielo. Che invece rimane al suo posto. Con un diavolo in più, però.
See ya Joe, questa birra è per te.

Stefano Solventi