LAUREL AITKEN + KING DJANGO
Live in Milano , Rainbow Club, 6/4/2002



Atmosfera rilassata e ben predisposta all'interno del Rainbow in attesa delle calde note dello ska. Quello delle radici per quanto riguarda Aitken, quello impastato con molti altri generi quello di King Django.
Buona presenza di pubblico (300 persone circa con buona rappresentanza skinheads) per il "godfather" della musica ska.
Intorno alle 22,30 entra la band che successivamente accompagnerà Aitken nel suo show (con King Django alle tastiere) . Mezz'ora di ska di buon livello, divertente e ben eseguito.



King Django


Il tempo di cambiare la strumentazione ed entra King Django con la sua band. Approccio decisamente più grintoso ed attitudine punk che emerge sin dal primo pezzo. Basso, chitarra e batteria per un concerto che propone reggae bianco e ragga con disinvoltura e professionalità. Qualche problema con un paio di stonati fra il pubblico provocano forte irritazione in King Django che, visibilmente infastito, prosegue a suonare in un susseguirsi di "fuck" distribuiti un po' ovunque. I brani eseguiti provengono sia dal precedente "Roots and Culture" sia dall'ultimo "Reason"; in particolare buona l'esecuzione di "Kick it Out". Nonostante il nervosismo, una buona esibizione.


Chi invece non ha avuto assolutamente problemi con il pubblico, è l' "incredibile" Laurel Aitken, il 75enne padrino dello ska.
Breve ma necessaria biografia :
Nato nel 1927 a Cuba e poi trasferitosi a Kingston in Jamaica, Aitken è emigrato in Inghilterra negli anni '60 portando con se le musiche caraibiche. Con Chris Blackwell e la sua Island Records introduce la musica ska nel Regno Unito, e fonda a Brixton la comunità giamaicana. Molti dei classici di Laurel Aitken ("Jesse James", "It's too late", "Pussy Price") vengono scritti in questo periodo. Oltre allo ska suona rocksteady e reggae mantenendo viva la fiamma dello ska in England. La "new wave" della 2-Tone alla fine degli anni 70, rilancia l'immagine e la l'importanza storica di Aitken, che diviene il punto di riferimento delle giovani band inglesi. Successivamente ha realizzato diversi dischi con la brillante ska-band inglese dei Potato 5.

Venendo al concerto si deve subito dire dell'aria di grande festa immediatamente creata dalla simpatia contagiosa di Laurel Aitken. Grande roots-ska, grande professionalità, impossibile restare fermi. La band supporta in modo convincente il "grande vecchio" che , a dispetto dell'età , modula con esperienza e sagacia la propria voce. Una dopo l'altra le canzoni scivolano via con grande partecipazione del pubblico sotto il palco. Arrivano di seguito hits come "Boogie in my Bones", "It's too late", "Jesse James" e la travolgente "Skinhead Train" vero e proprio inno skinhead , un classico cantato da tutti i rudeboys presenti.
Buono il lavoro della sezione fiati e di quella ritmica , ci si muove tutti al ritmo di un sound irresistibile.
Al termine del concerto durato circa 50 minuti andiamo convinti da Laurel a stringerli la mano.
Bella serata, si esce nella pioggerella milanese con il ritmo giusto.

Mauro Zaccuri