TRIBUTO A JOE STRUMMER ED AI CLASH CON I RATOBLANCO
Live in Colle Val D'Elsa (SI) - Sonar - 27 Dicembre 2003

L'articolo è a cura di Stefano Solventi
(collaboratore del Mucchio Selvaggio)

Scaletta :
Janie Jones/ Remote Control/ I'm so bored of the USA/ White Riot/ Hate and War/ What's my Name/ Deny/ London's Burning/ Career Opportunities/ Cheat/ Protex Blue/ Police and Thieves/ Garageland/ Bankrobber/ Should I Stay Or Should I Go/ London Calling/ Brand New Cadillac/ Stay Free/ White Man in Hammersmith Palais/ I Fought The Law

Il Sonar di Colle Val D'Elsa 27 Dicembre. Un sabato sera, speciale. Doppio il programma : prima la presentazione del libro "C'è Tempo" di Andrea Scanzi, a seguire il concerto dei RatoBlanco che rieseguono integralmente The Clash, pazzesco album di esordio di una band che l'ami per lo stesso identico motivo che ti fa amare il rock'n'roll.

Andrea Scanzi è giovane da non crederci tanto è bravo, il suo libro è breve e intenso, ha la forza di guardarti dall'alto senza presunzione. Lo leggi d'un soffio e sai già, voltata l'ultima pagina, che ci tornerai come si torna da un amico perché c'è bisogno di sentire ancora certe parole, quelle parole. Al tavolo seduto accanto a lui c'è Max Stefani, fondatore e direttore del Mucchio Selvaggio, un po' lo zio di tutti noi. Non vengono sprecate troppe parole, non ce n'è bisogno. Guardo le facce del pubblico, lo diresti attento, molto interessato. Cazzo, è pur sempre un sabato sera e mi sembra davvero una gran cosa.

Una mezz'ora di intervallo ed i Ratoblanco vanno all'assalto. E' un esecuzione compatta, sbrigliata, c'è il divertimento della passione che s'infiamma e quel certo tipo d'urgenza che deve essere rimasta in qualche modo appiccicata a quelle canzoni anche dopo un quarto di secolo. In effetti come non cacciare un urlo dalla gola sul coro di "I'm so bored of the USA"? Come non riconoscere nelle lancinanti increspature delle chitarre il modello di tante, troppe band di attualissimi replicanti?
Eppoi mettetela come volete, ma fa sempre una certa impressione una sala entusiasta sulle note di un disco che pensavi ormai più che altro memoria, e invece. Quel disco : anno 1997. Sembra niente, ma la data sul retro copertina in basso a sinistra, un cadaverino di data che la scorgi appena nel microcarattere imposto dal formato cd, manda pur sempre un brivido e una luce. Poi le foto posterizzate di rivolte bianche con bobbies di rincorsa, le pose da incendiari della band, le gambe larghe come una sfida, in un corridoio che fuori può succedere tutto. Ai Rato sembra non interessare troppo il fatto che quel momento sul palco sia il loro momento. C'è un album in arrivo, l'album del ritorno, prodotto da Finaz dei Bandabardò, eppure niente. Ci danno dentro con "The Clash" perché è questo che bisogna fare e farlo al meglio. "White Riot" brucia i timpani e un po' di corde vocali, Londra Brucia fra Odio e Guerra, e via così. Per quasi un'ora che diventa più di un ora con le "bonus track", tra le altre l'immancabile "I Fought The Law", una London Calling livida e travolgente. E quel pubblico dovevate vederlo, mosso da un entusiasmo solo, quasi potevi toccarlo sopra le teste sudate, gli occhi lucidi di non sai cosa. O forse sì.

Stefano Solventi